17 Jun 2009
La porta di Sion
Continua il lavoro, ricomincia il piacere di vivere questa storia. Ogni
passaggio, dall'idea al soggetto, alla sceneggiatura, al disegno, al
ripasso, aggiunge realtà al mio raccontarvi di Jacob e di quei pochi
giorni. Non mi sembra di averla inventata. Ho sempre l'impressione di
leggerla anch'io. Ora è il colore la scoperta. La stessa novità, la
stessa meraviglia capiterà quando sarà stampata, come fosse l'opera di
un altro. Come fosse la prima volta anche per me e non solo per Jacob.
24 May 2009
La porta di Sion
In queste ultime settimane non ho pensato al sito, me ne scuso con i miei sei lettori, ma ero in dirittura finale con La porta di Sion. L’ho finito. - Perbacco! -
disse l’autore al culmine della felicità. E fu tutto. Dopo due anni di
lavoro aveva finito d’inchiostrare l’ultima vignetta. Poi, un paio di
giorni più tardi, comincerà il colore. Non è proprio finito allora? No,
ma ogni passo ha la sua soddisfazione. Oggi godo.
In anteprima abbiamo aggiunto altre 10 pagine.
18 Apr 2009
LA COPERATIVA
14 Apr 2009
La porta di Sion
Altre pagine de “La Porta di Sion”.
Ho trovato una piccola foto. Ci sono delle piccole signore che mi hanno raccontato alcune piccole storie. Roba vecchia per vecchi. Molte volte le vecchie storie ritornano. Sta a noi decidere di permetterlo o meno.
14 Mar 2009
La porta di Sion
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Da oggi vi propongo le pagine de |
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Qualche anno fa trovai il catalogo di una mostra che si era tenuta a
Trieste. Parlava del ruolo che quel porto aveva avuto nella vita di
quasi 160.000 ebrei che in venti anni avevano abbandonato l’Europa.
Mi sembrò subito una parte di storia che era affascinante raccontare.
Un mio noto maestro ha dichiarato più volte che scrive e disegna le storie che vorrebbe leggere.
In questo caso è accaduto anche a me.
I migranti, ebrei dell’Europa centrale, giungevano in treno dalla
Germania, dall’Austria, dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia. La lunga
fila di persone e carretti carichi di bagagli che percorreva le Rive
era una immagine abituale di ogni martedì di ogni anno.
Venivano ospitati in città dal Comitato di assistenza, il Misrad,
per i giorni necessari all’espletamento delle pratiche d’imbarco.
Trovavano accoglimento nelle scuole israelitiche, attrezzate di cucine
e letti, presso alcune famiglie e in un paio di alberghi.
Dal 1920 al 1943 partivano le navi del Lloyd Triestino per Eretz Israel. Ogni mercoledì alle tredici la Palestina o la Tel Aviv, la Galilea o la Gerusalemme, salpavano per giungere a Caifa il lunedì successivo. Dovendo passare il sabato a bordo, le navi erano equipaggiate con una piccola Sinagoga. Le cambuse, gestite da personale apposito, fornivano cibi kasher.
Come riconoscimento del contributo svolto la città fu chiamata “Porta di Sion”.
Nel
1938 Mussolini giunse quindi a Trieste, città che è bene sottolinearlo,
aveva la più alta percentuale di ebrei di tutta Italia, per pronunciare
il discorso che confermò l’instaurazione delle leggi razziali e ne
esaltò la necessità. La mia storia si svolge nei giorni a cavallo di
quel discorso divenuto spartiacque della condizione di molti.
Perché ho voluto mettere questi miei piccoli quadri?
C’è , nel romanzo, una strana faccenda. La faccenda dei piedi nudi.
Tutti gli ebrei, da un certo momento si ritrovano a piedi nudi come,
più tardi, si ritrovarono con la croce di David da esporre al petto.
E’ un ricordo. Tutte le storie sono, in fondo, ricordi personali.
Questo è il ricordo di una frase dettami dalla mia bisnonna, non so più
in quale occasione, in relazione al discorso del 18 settembre 1938:
“Ci sentivamo, o meglio, io mi sentivo come se mi
fossero sparite le scarpe dopo quel discorso. Qualcosa mi era stato
tolto. Avevo paura di farmi male e, al contempo, tutti vedevano i miei
piedi nudi. Ero diversa.”
.
Più o meno così disse. Mi tornò alla mente quella immagine quando iniziai il lavoro e mi sembrò una buona idea.
Forse lo è.