23 Jan 2014

Die Katastrophe 1

Centenario19.jpg


Walter Chendi




03 Jan 2013

Me lo ha detto il dottore.

 

Inventare, scrivere, inventare, riscrivere, disegnare, cercare, disegnare e poi…colorare, rifinire, controllare, controllare, controllare. Se poi si mette in conto il cercare un editore al quale interessi tutto ciò, il sogno diviene un incubo.

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Walter Chendi




09 Sep 2012

Roba seria

Fare fumetti è un lavoro serio. Dovrebbe esserlo. E dovrebbe avere dei riscontri seri.  
Ho spedito, più di due mesi fa, queste pagine al signor Troiano, capo redattore ( direttore?) de La lettura , inserto del Corriere della sera.
La speranza motrice è che ti pubblichino. Ma la speranza più disattesa è che ti rispondano.

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admin




26 Aug 2012

Hippodrome

Hippodrome.jpgTra poco l’ippodromo di Trieste compirà 120 anni, nato com’è il 4 settembre 1892.
Da ragazzino abitavo sulla collina prospicente la pista.
I cavalli mi erano sembrati subito affascinanti alieni perchè permettevano ad un uomo d’esser da loro portato verso un ambito traguardo. Ambito solo da lui. I cavalli se ne fregavano. Potevano correre e poi tornavano al loro fieno.
Volevo diventare un driver. Pensavo fosse un onore. Diventai giovane di stalla. Feci tutti i lavori che dovevano esser fatti. Imparai alcune cose. Imparai a guidare il sulky, ma ero troppo grosso per fare il fantino. Feci altro. Passati degli anni potei permettermi un cavallo, un sulky e un posto tra i conduttori. Giravo col mio RanfoI solo per il gusto di farlo. Avevo imparato bene. Conoscevo i segreti della buona gara, anche se non ne facevo. Avevo partecipato soltanto ad una.
Altri anni passarono. Ed un giorno, uno strano giorno, mi ritrovo sulla solita pista, ma ci sono altri, alcuni molto più giovani di me. Corrono con gli scooter sul rettilineo di sabbia. Chiamano sulky il quod nero brillante. Alcuni vanno a piedi, ma vestiti con i colori sgargianti dei fantini. La pista è affollata e molti vengono acclamati da parenti o amici anche se non c’è nessun arrivo da raggiungere e nessun ordine d’arrivo.
Quando passo sotto le tribune con il mio RanfoII, alcuni lo fissano per ricordare cosa sia, altri sorridono al mio errore d’esser là. RanfoII s’innervosisce per un pagliaccio che lo ha affiancato soffiando in una trombetta gialla e rosa. Non mi sento bene e appena arrivo alla curva esco e mi dirigo al recinto interno. Il cavallo si è calmato. Io no.
Guardo la pista arata e quei pazzi.
Alcuni hanno la foto di un asino attaccata alla maglia. Altri cavalcano un bastone. Tutti però agitano un frustino verso gli altri. Cos’è diventato l’ippodromo?
Ho visto passare Maestri a due e Campioni a quattro zampe. Ho visto l’amore per il ferro ben messo e la ruota oliata, per la giusta strigliatura e l’importanza della pulizia dal letame. Ho visto.
Ed ora vedo quest’ippodromo.
Forse basta chiamarlo Hippodrome per farla franca.  


admin




23 Jun 2012

Protagonista e narratore

MB72.jpgCi sono, in questa storia, un paio di personaggi che sono nati mentre mi occupavo degli altri. Non me ne accorsi subito preso com’ero da quei ventitrè. E poi uno nuovo tende a mimetizzarsi. L’ultimo arrivato lo vedo timido d’apparire e volonteroso d’imparare il gioco della situazione. “Roba co’ l’ocio!”, ruba con l’occhio, mi diceva, molti anni fa, un mio maestro. Intendeva, credo, che se vuoi capire come stanno le cose, come devi comportarti, come si comportano gli altri, ti basta guardare attentamente ed imparare in silenzio. Così hanno fatto quei due personaggi.
Uno di loro, ci ha messo cinquantasette pagine, addirittura, prima di mostrarsi. Ma si è rivelato importante, forse il più importante di tutta la maledetta storia. E pensare che c’è voluto un errore d’aritmetica per generarlo!
Sì, so di essere ermetico e so anche che queste righe possono risultare balorde. Ma, vedete, qua in riva al mare, mi sento solo, così mi faccio consolare da questo o quel personaggio. Sono passati mesi dal loro parto, ormai camminano e parlano quasi senza aiuto. Un po’ di compagnia. Me la devono.
Poi c’è il narratore. Lo vedo spesso, ma non mi rivolge la parola. Ce l’ha con me per l’abito che gli ho dato.  
Non so come finire queste righe. Forse ci vorrebbe un altro uomo, donna, bambino, pirata o pennuto che, qui apparendo, si faccia carico di chiudere per me.

No.

Non appare.






admin




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