28 Feb 2014

Il peso dei ricordi.

Devo mettermi a dieta. Lo so, interessa solo me. Ma, tanto per mitigare il concetto di grasso, ho rivisto questa foto.

All’epoca un amico, portiere anche lui, mi aveva affibbiato il soprannome di “Vacca Volante”. Come si dice: tutto è relativo.  

Era il 26 gennaio 1969 e quel pallone lo presi.

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Walter Chendi




23 Jan 2014

Die Katastrophe 1

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Walter Chendi




03 Jan 2013

Me lo ha detto il dottore.

 

Inventare, scrivere, inventare, riscrivere, disegnare, cercare, disegnare e poi…colorare, rifinire, controllare, controllare, controllare. Se poi si mette in conto il cercare un editore al quale interessi tutto ciò, il sogno diviene un incubo.

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Walter Chendi




09 Sep 2012

Roba seria

Fare fumetti è un lavoro serio. Dovrebbe esserlo. E dovrebbe avere dei riscontri seri.  
Ho spedito, più di due mesi fa, queste pagine al signor Troiano, capo redattore ( direttore?) de La lettura , inserto del Corriere della sera.
La speranza motrice è che ti pubblichino. Ma la speranza più disattesa è che ti rispondano.

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admin




26 Aug 2012

Hippodrome

Hippodrome.jpgTra poco l’ippodromo di Trieste compirà 120 anni, nato com’è il 4 settembre 1892.
Da ragazzino abitavo sulla collina prospicente la pista.
I cavalli mi erano sembrati subito affascinanti alieni perchè permettevano ad un uomo d’esser da loro portato verso un ambito traguardo. Ambito solo da lui. I cavalli se ne fregavano. Potevano correre e poi tornavano al loro fieno.
Volevo diventare un driver. Pensavo fosse un onore. Diventai giovane di stalla. Feci tutti i lavori che dovevano esser fatti. Imparai alcune cose. Imparai a guidare il sulky, ma ero troppo grosso per fare il fantino. Feci altro. Passati degli anni potei permettermi un cavallo, un sulky e un posto tra i conduttori. Giravo col mio RanfoI solo per il gusto di farlo. Avevo imparato bene. Conoscevo i segreti della buona gara, anche se non ne facevo. Avevo partecipato soltanto ad una.
Altri anni passarono. Ed un giorno, uno strano giorno, mi ritrovo sulla solita pista, ma ci sono altri, alcuni molto più giovani di me. Corrono con gli scooter sul rettilineo di sabbia. Chiamano sulky il quod nero brillante. Alcuni vanno a piedi, ma vestiti con i colori sgargianti dei fantini. La pista è affollata e molti vengono acclamati da parenti o amici anche se non c’è nessun arrivo da raggiungere e nessun ordine d’arrivo.
Quando passo sotto le tribune con il mio RanfoII, alcuni lo fissano per ricordare cosa sia, altri sorridono al mio errore d’esser là. RanfoII s’innervosisce per un pagliaccio che lo ha affiancato soffiando in una trombetta gialla e rosa. Non mi sento bene e appena arrivo alla curva esco e mi dirigo al recinto interno. Il cavallo si è calmato. Io no.
Guardo la pista arata e quei pazzi.
Alcuni hanno la foto di un asino attaccata alla maglia. Altri cavalcano un bastone. Tutti però agitano un frustino verso gli altri. Cos’è diventato l’ippodromo?
Ho visto passare Maestri a due e Campioni a quattro zampe. Ho visto l’amore per il ferro ben messo e la ruota oliata, per la giusta strigliatura e l’importanza della pulizia dal letame. Ho visto.
Ed ora vedo quest’ippodromo.
Forse basta chiamarlo Hippodrome per farla franca.  


admin




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