28 Nov 2010

Maldobrìe a fumetti

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“Maldobrìe a fumetti”, è nelle librerie di Trieste e dintorni. E’ il terzo volume, ma con l’esaurimento dei primi due lo reputo un inizio. Un nuovo inizio con la editrice Bianca&Volta  http://www.biancaevolta.com  di Antonietta Benedetti. Buon divertimento.


Guarda il video del servizio sul TG3.


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05 Nov 2010

premio “Gran Guinigi” 2010 per La porta di Sion

Lucca , sabato 31 ottobre 2010, ore 21 e 30:

Il premio “Gran Guinigi” 2010 per la migliore storia lunga va a La porta di Sion.

LogoCOMICS.jpgMotivazione della giuria:
“L’autore, utilizzando una resa visuale di estrema godibilità e uno story-telling nitido, si è messo al servizio di una narrazione importante per il tema trattato e avvincente per gli snodi del racconto. La vicenda narrata riesce a mettere a parte il lettore di un evento storico drammatico senza cadere in una retorica di circostanza. Un romanzo a fumetti che risulta attraente tanto per i lettori adulti quanto per quelli più giovani, e che li informa e appassiona senza didascalismi.”
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All’annuncio, devo ammetterlo, ho avuto un momento di emozione, non ero stato informato della vittoria. La foto mi conferma d’esser salito sul palco e di aver anche parlato. Non pensavo mi potesse succedere. E poi. Poi, sapete, viene voglia di gonfiare il petto. E’ una notevole soddisfazione ricevere quello che viene definito l’Oscar del fumetto italiano. Notevole? E’ una cima che hai scalato da anni! E’ un UAOO gigantesco che ti ribolle dentro da quella sera e che un’abitudine inveterata ti impedisce di far eruttare.
Pensi a quanto tempo è passato dalla tua prima Lucca. Pensi ai grandi che hai visto a quella manifestazione e a quelli che non sei riuscito ad incontrare. Al ritorno dal festival avrei voluto scrivere di questo, ma il treno ha cominciato la discesa verso Trieste e, come ogni volta, ripiombato
ragazzo immediatamente , ho cambiato di posto per stare al finestrino e guardare la città che mi veniva incontro.
La solita isola nel mare.
Ho già ringraziato gli amici per quello che dovevo loro. Ringrazio qui i lettori passati e spero ce ne saranno di futuri. Gli altri, non vedo perché dovrei nominarli.


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29 Sep 2010

MALDOBRÌE

Maldobrìe.jpgCredo fosse l’ottobre del 1987. Una vita fa. Mi ero fatto coraggio e avevo chiesto un appuntamento alla premiata ditta Carpinteri&Faraguna. Nella lettera avevo accennato all’idea di tradurre in fumetto alcuni loro racconti. Infatti, quando arrivai all’ufficio, nella vecchia sede del giornale locale presso piazza Goldoni, sentii subito aria di negazione. Ma, forte della mia presunzione, srotolai il mio discorsetto sulle possibilità della letteratura disegnata. Faraguna era il più restio, ma entrambi furono molto gentili. Ci ritrovammo dopo qualche giorno nella tipografia che usavano allora. E mi furono dimostrate due cose: il fumetto era troppo costoso ed io non sembravo abbastanza capace di farlo. Non mi fu detto in quei termini, ma il succo era quello. A distanza di tanti anni devo ringraziare loro e quell’occasione. Il discorso sul mio lavoro era stato onesto e vidi tutta l’ingenuità dei miei disegni. Niente mi avrebbe spronato di più a migliorare. Tornai alla carica alcune altre volte, ma non c’erano mai le condizioni adatte, o almeno così pareva.
Poi, finalmente, mi venne risposto di sì. Erano passati 16 anni.
Nel 2004 uscì il primo volume e nel 2005 il secondo.
Ora esce il
terzo volume, il primo edito dalla BIANCA&VOLTA edizioni, con un nuovo formato e nuove storie. Dopo aver scritto e disegnato una storia impegnativa come “La porta di Sion” sono tornato al vecchio amore, perché di questo si tratta, amore.
Conto di essere riuscito ancora una volta a ricostruire l’atmosfera giusta. Sennò spero che… no me cavarè la matricola!


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18 Aug 2010

MALDOBRÌE

Maldobrìe. Nuovamente “Maldobrìe”. Dopo otto mesi ho finito anche il colore dei cinque racconti nelle sessanta pagine che formeranno il prossimo libro delle avventure di Bortolo raccontate a “siora Nina” ed a noi. I racconti della ditta Carpinteri&Faraguna sono una specie di magia. Li ho cominciati a leggere dalla loro pubblicazione, ero un ragazzo, li ho riletti non so più quante volte e oggi, sceneggiando e disegnando, mi diverto ancora. E’ o non è una magia?
Molto presto metterò alcune pagine in Anteprima sperando di fare contenti i molti lettori innamorati di queste novelle. Per ora solo tre vignette.


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21 Jul 2010

Sto invecchiando...

Sto invecchiando. E mi sembra di dire qualcosa d’interessante.
Sono più di cinquant’anni che sto invecchiando e me ne esco oggi così? Sì. Mi sono ricordato un fatto di molto tempo fa. E’ un segno, no? Ve lo racconto anche se il solo farlo mi farà invecchiare ancora di più. Il ricordo di Via Santo Stefano e l’incontro con Lucio Dalla mi ha riportato alla mente un altro aneddoto. Quell’estate mi capitò di essere in Inghilterra con una nazionale di calcio giovanile.  Ho già scritto qualcosa a questo proposito. Per chi abbia voglia di fare il gambero su questi schermi si intitolava “Il posto delle fragole”. Dunque.
La nostra nazionale doveva incontrare alcune squadre professionistiche con l’intendimento di imparare da quella esperienza di calcio inglese. Nel 1969 era molto in voga il gioco atletico della “Perfida Albione”. Andammo a imparare. Da Londra partimmo con il treno per Sheffield, patria dello Sheffield United FC. Furono 285 chilometri di verdi pascoli, rosse ciminiere, vacche pezzate e verdi stazioncine. Non vidi la città. Mi è capitato di continuo quando giocavo al calcio. Vedevo gli stadi e magari solo dall’interno. Ero come quei turisti che vanno a visitare Alcatraz.
Questo però era una bella costruzione in mattoni rossi. Il campo non aveva la pista attorno, non aveva niente, a quell’epoca non avevano neanche una rete per dividere gli spettatori paganti  dagli eroi pagati. Molti campi erano fatti così in England e avevano un’altra particolarità rispetto ai nostri: erano anche la sede del Club, con annesso museo e ristorante, uffici e bar, sala giochi e rivendita di sciarpe, bandierine da scrivania, fotografie e cuffie di lana. Non si vendevano maglie e cappellini, ma portachiavi e agendine. Che mondo lontano.
Dopo la partita un’altra tradizione forse mutuata dal rugby: lo Sheffield United ci invitò a bere e mangiare qualcosa nella sala ricevimenti al quarto piano della costruzione. Dall’alto, bevendo un thè con contorno di fette di pomodoro, vedevi il campo verde e gli addetti che rimettevano a posto le zolle.
Alcune personalità della città vennero a congratulrsi della nostra sconfitta e tra queste spiccò la figura di una donna, non l’unica in quel frangente, ma sicuramente la più affascinante. Alta, calzoni e camicetta bianca, ballerine di corda, sorrideva e brindava con noi convincendoci che ne era convinta. Era Sandie Shaw. La cantante inglese più famosa e di successo in quegli anni.
Mai dirò di chi fu l’idea e mai farò i nomi di chi la mise in pratica. Ricordo i nomi dei quattro miei compagni di squadra e, soprattutto, ricordo lo sguardo gelido che la suddetta cantante mi regalò girandosi.
Mai mi sentii così, ingiustamente, giudicato indegno del consesso umano. Bloccato da quegli occhi e dalla scarsa conoscenza della lingua, non riuscii a dire parola. Rimasi là con il mio thè e una fettina di pane nero. Il pomodoro era scivolato a terra per far compagnia al mio ego.
Era successo che una mente sopraffina aveva raccolto attorno alla Shaw altre tre esseri sopraffini e quei due che le stavano alle spalle le avevano palpato il sedere. Dopo un momento si girò. Fu così lenta perché era inglese o perché era abituata a cose del genere nel mondo dello spettacolo? Mentre stavo domandandomi questo i due erano spariti lasciando alla sua vista un diciannovenne imbranato e più meravigliato di lei. Sandra Ann Goodrich, detta Sandie Shaw, ne aveva ventitre.
L’avevo rimosso, ma girando per Google ho visto la foto e quello sguardo mi è sembrato ancora lo stesso. Uno stiletto di ghiaccio. Solo per me.

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