16 Jun 2010

C’era una volta uno sceneggiatore...

HICHCOCK.jpg“ C’era una volta uno sceneggiatore, al quale le idee migliori venivano nel bel mezzo della notte, che quando si svegliava al mattino non riusciva a ricordarle. -Metterò una matita ed un foglio accanto al letto e quando mi verrà l’idea potrò scriverla- Così si mette a letto e nel mezzo della notte gli viene un’idea formidabile; la scrive rapidamente e si riaddormenta. L’indomani mattina non ricorda nulla. Radendosi si dice:- Accidenti! Ho avuto ancora una formidabile idea la notte scorsa, ma l’ho dimenticata! Ah, ma, no! C’era la matita ed il foglio!- S’avventa nella sua camera da letto, raccoglie il foglio e legge: - Ragazzo si innamora di una ragazza.-“
Racconto spesso questa storiella che appartiene ad un mostro sacro del cinema e della sceneggiatura: Alfred Hitchcock. Per dire che ogni grande idea parte da uno dei pochi luoghi della narrativa, l’amore, la vita, la morte; e che può essere grande o piccola solamente dal suo svolgersi e dalla “regia” che la sovrintende.
Tutto questo mi è tornato alla mente quando un mio amico ha voluto regalarmi un consiglio. Più o meno le sue parole erano: “forse dovresti produrre una storia più internazionale per poter accedere al grande pubblico e specialmente alle case editrici francesi, massimo europeo del fumetto.”
Ho capito subito il senso pro-positivo della frase ed il mio amico lo è anche per queste esortazioni,
ma poi ho ricordato Sir Alfred e quell’aneddoto. Qual’è una storia “più internazionale”?
E’ vero, io sembro confinato in questa mia città, provinciale e lontana da ogni editore, e continuo a trovare storie che in qualche maniera la riguardano. Ma se tenti di scrivere dell’amore, ogni amore, della vita e l’onore di questa, della morte e del suo orrore, della pace e della guerra, se sei a Trieste e non a Londra, se le vicende accadono ancora negli anni ’40 e non nel 2123, qual’è la differenza?
Ho rotto le scatole ad alcuni amici, fidati consiglieri, accennando ad ogni idea mi fosse sembrata la prossima da fare, poi ho sempre, sempre, trovato qualcos’altro; e questo altro è diventata sempre, sempre, quella da fare.
Testardo. E’ vero.
Come fossi un dilettante mi accanisco a voler far digerire a tutti quel che a me piace. “Ragazzo si innamora di una ragazza”. Dov’è la novità? Non c’è novità se non nel chi, quando, come e perché. In fondo sembrano le regole di un buon articolo giornalistico.
Sembrano le regole per raccontare bene.
Credo ci sarà ancora una nave di mezzo. Ma proprio di mezzo. Ci saranno ancora fascisti e nazisti sullo sfondo. Ci saranno ancora riferimenti storici e letterari. Forse non ci sarà una ragazza. In fondo non ci sarà neanche Trieste. Forse ci saranno solo la pace, la guerra, l’onore, la vita, l’amore, la morte e la certezza di aver ritrovato il foglio sul comodino.


admin




04 Apr 2010

Via Santo Stefano

bicchiere.jpgpiadina.jpg Leggendo l’amico Roberto Franco, su  http://continuavoaguardarefuori.blogspot.com/, mi è tornata alla mente una sera primaverile di molti anni fa. Doveva essere subito dopo Pasqua.

Via Santo Stefano. A destra, andando verso il centro di Bologna, c’era e c’è ancora credo, un piccolo bar. Ma sembrava più una latteria. Tutto era bianco come il padrone. Uno di quei tipi che vivono solo di notte e che se li porti a Rimini un giorno d’estate ti aspetti che brucino, così, subito, come un cerino. Avevamo pochi soldi e prendevamo una fetta di Piadina con un bicchiere di Lambrusco come aperitivo e come cena, prima di raggiungere Piazza Grande.
Eravamo in tre e facevamo assieme la mia età di oggi.
Un giovane, non molto più vecchio di noi, si materializzò accanto al bancone. Aveva un berretto di lana anche se era già aprile. Era un tipo un po’ rozzo, con la barba ed i capelli lunghi. Mi fissò un attimo. “ Posso offrire io?”- disse.
Sulle prime non capivo di cosa e con chi stesse parlando, ma si ripetè riguardandomi. Mi fissò intensamente anche il padrone da dietro la macchina del caffè. Non risposi al primo e rimasi interdetto ancora di più vedendo il secondo farmi un leggerissimo cenno negativo con gli occhi ed il naso, tenendo la testa immobile per non farsi vedere dal giovane che insisteva. “ Ti secca se te lo offro io?”- disse e non so cos’altro perché ero rapito dal pallido che continuava a dir di no con tutto meno che con il capo.
Mi decisi a rifiutare, più volte, ringraziando il giovane. I miei compagni erano silenziosi e intenti a mordere e bere. Il giovane allora si alzò, non di molto, era piuttosto basso, ed uscì salutando il padrone chiamandolo per nome.
“Sai chi è quello?”- “No”- risposi.
“E’ Lucio, Lucio Dalla. Un…cantante, un musicista.”
“Ma perché voleva offrirmi il pasto?”
“Non lo sai veramente?”- “Beh, no.”
A quel punto i miei due compagni avevano finito, pagato, e dissero ch’era meglio andare. Ringraziammo, salutammo. A quell’epoca usava fare così.
Tre militari in divisa verso un cinema.
Due sere dopo ricapitammo dal pallido che si dilungò in spiegazioni.
Quando capii anch’io, in un certo senso ne fui gratificato. Poi pensai che non ero da cena a Re Enzo, ma da Piadina e Lambrusco.
Rimasi un po’ incazzato con Dalla fino agli anni ottanta.


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10 Mar 2010

Abbiamo passato una bella serata

Giardino.jpgAbbiamo passato una bella serata, chi presentava e chi era presentato, gli attori , il chitarrista e la cantante che hanno interpretato alcuni brani e quella cinquantina di spettatori-ascoltatori che avevano sfidato la bufera per venire al Circolo Culturale di Ronchi. In un primo momento sembrava che il maestro non potesse venire. Una fastidiosa influenza l’aveva influenzato.  
L’Allievo, invece, è quello grasso con le ciabatte bianche, strano connubio tra zoccoletti olandesi e ceste del pane. Era estate, come avranno intuito i più smaliziati, e credo si parlasse del perchè le idee non si colgono dagli alberi, discorso che abbiamo ripreso appunto quella sera di febbraio.
Un po’ di storia, qualche rimando a celebri testi e a celebri autori, molte fotografie ( qualche autografo!) e tanti saluti.
Voglio ribadire il mio grazie a tutti gli umani e a Roberto Franco. 


Walter Chendi




05 Feb 2010

Walter Chendi.  La porta di Sion (Trieste 1938).

Il romanzo a fumetti come strumento filologico.

CopertinaxWEB.jpg

Venerdì  26 febbraio 2010, alle ore 20.45, presso la sede del Consorzio Culturale del Monfalconese (Villa Vicentini Miniussi di Ronchi dei Legionari) il disegnatore triestino Walter Chendi presenta il suo ultimo lavoro La porta di Sion (edito da BD Edizioni, Milano), pubblicato lo scorso 27 gennaio.
L’incontro, intitolato Walter Chendi.  La porta di Sion (Trieste 1938).  Il romanzo a fumetti come strumento filologico si inserisce nel programma Esercizi di Memoria 2010, organizzato dal Consorzio Culturale del Monfalconese.

A dialogare con Chendi, l’autore di fumetti di fama internazionale Vittorio Giardino, buon conoscitore della cultura ebraica.

La presentazione è accompagnata da alcune letture sul tema e da musiche tradizionali yiddish interpretate da Alessandra Franco (voce) e Sergio Giangaspero (chitarra).
Nella stessa sala, inoltre, sono visibili le tavole originali ed i bozzetti realizzati dall’autore per il volume: la mostra, a cura dell’Associazione Culturale ARTeFUMETTO di Monfalcone, prende il titolo dal nuovo volume e si inaugura venerdì 19 febbraio , alle ore 11.30 alla presenza degli studenti e degli insegnanti di alcune classi delle scuole medie e superiori. L’evento è promosso dal Consorzio Culturale del Monfalconese, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ronchi dei Legionari e dall’Associazione Culturale ARTeFUMETTOdi Monfalcone.
La mostra è visitabile fino a domenica 28 febbraio 2010 con i seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12; lunedì e mercoledì anche nel pomeriggio, dalle 16 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 12.




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09 Jan 2010

Pagine Ebraiche

Ecco due pagine dell’articolo dedicato a “La porta di Sion” da “Pagine ebraiche”, mensile di attualità e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nel numero uno di quest’anno.
Due ottime pagine che devo all’interessamento del Direttore Guido Vitale che è stato tanto  disponibile nell’approfittare di una sua visita a Trieste per imbastirle assieme alla giornalista Rossella Tercatin, autrice dello scritto. Ai quali rivolgo un sentito ringraziamento.
 
Altre informazioni culturali si possono trovare sui siti www.paginebraiche.it e www.moked.it
PagineEbraiche.jpg


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