19 Jan 2009

Est-Nord-Est

Coloratissima e vivace è la storia a fumetti realizzata da Walter Chendi ed uscita recentemente con il titolo EST NORD EST

(Lizard Edizioni – marzo 2007).


L’autore triestino non è nuovo ad ambientare le proprie storie nella regione Friuli Venezia Giulia, come per esempio Vedrò Singapore? (Lizard 2004) tratto dal romanzo di Piero Chiara pubblicato da Mondadori nel 1981, oppure in Dalmazia ed a Trieste, vedi Le Maldobrìe a fumetti 1 e 2 (edizioni Luglio: 2004 – 2006) tratte dai libri umoristici di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna. Ma a quanto mi risulta è la prima volta che egli si addentra in una vicenda ambientata a Trieste a carattere dichiaratamente fantastico. Secondo quanto racconta Chendi, l’idea originale risale a molto tempo fa, addirittura quando egli ancora disegnava il fumetto Nuvola Rossa per la casa editrice Comic Art (1990 – 1991). Sono passati diciassette anni da allora: tanti ci sono voluti per trovare un editore disposto ad investire il proprio denaro in un lunga e costosissima storia e colori ambientata in una remota città di confine. D’altra parte, racconta Chendi, realizzarla in bianco e nero era assolutamente impensabile: la storia era stata pensata a colori e doveva venire alla luce in codesto modo. Così è stato, e devo dire che il risultato è veramente impressionante.

All’inizio il racconto non sembra niente di speciale: si vede solo un gruppo di camioncini che arrancano in mezzo alla nebbia in cerca di un posto dove passare la notte. Si capisce subito che i passeggeri non sono italiani: sono tutti nomadi di lingua slava, sono armati e sembrano molto spaventati per motivi occulti. Finalmente viene avvistata una villa abbandonata dove i viandanti fanno irruzione con le pistole ed i fucili spianati. Non si sa mai: la prudenza non è mai troppa. Loro non lo sanno, ma il palazzo è quanto rimane di una grande e bella città scomparsa alcuni decenni prima in seguito ad una catastrofe inspiegabile. La costruzione dove si sono rifugiati, che all’esterno appariva completamente in rovina, nella parte interna sembra essere stato abbandonata da pochi giorni: un altro dei numerosi misteri che nel corso della narrazione non verranno spiegati mai. Comunque ad un certo punto viene rinvenuto uno strano diario risalente a 40 anni prima e per passare il tempo qualcuno si mette a leggerlo ad alta voce, mentre gli altri stanno zitti ad ascoltare. L’autore è uno scrittore di libri per ragazzi che racconta la sua vita in una città che è sicuramente Trieste, ma con alcune particolarità diverse, come se si trovasse in un universo parallelo. Le giornate invernali si susseguono le une alle altre, apparentemente banali, fino a che un fatto nuovo viene a rompere la monotonia della narrazione: l’arrivo del caratteristico vento proveniente da est nord est che nel racconto viene chiamato Borne, ma nella realtà il suo nome è Bora. Esso è un vento a raffiche piuttosto forte (può raggiungere i 150 km/h) che di solito soffia a cicli alterni di tre giornate, da cui il classico proverbio tergestino “tre giorni la cala, e tre giorni la cressi” (per tre giorni si smorza, e per altri tre aumenta). Ma, e se la Bora non volesse più saperne di smettere di soffiare? E’ quanto succede nel racconto di Walter Chendi: il vento diventa sempre più forte di ora in ora senza accennare a placarsi. Volano cornicioni, antenne Tv, grondaie ed infissi vari. Nelle strade ci sono le prime vittime, e non si riesce a far arrivare i soccorsi da nessuna parte. Il cielo è impraticabile, e le strade sono bloccate. Nonostante tutto, ci sono anche quelli che apprezzano la situazione: “Ah, finalmente un po’ di aria pura” esclama qualcuno. Ma il vento infernale continua a soffiare sempre più violentemente fino a diventare un vero uragano. In codesta situazione, che sembra quasi ispirata al romanzo dello scrittore britannico James Ballard Il vento dal nulla (Urania n° 288 – 1962) tutti i luoghi comuni della piccola borghesia della città di Trieste, comodamente isolata nel proprio ghetto quasi impenetrabile vengono spietatamente messi alla berlina. Accompagnati da visioni panoramiche di alcuni punti caratteristici della città simili eppure sempre più diversi in modo inquietante rispetto al modello originale, appaiono i politicanti locali totalmente impotenti di fronte alla furia della natura scatenata. Il sindaco in particolare sembra una patetica caricatura dell’imperatore Francesco Giuseppe che negli ultimi mesi della sua esistenza pare fosse affetto da una forma grave di demenza senile. Ma questo non è niente: il bello arriva quando ad un certo punto cominciano ad accadere le cose veramente strane, perchè succede che la bora soffi talmente forte da portarsi via buona parte della popolazione. Uomini, donne, animali e vecchie suppellettili prendono tutti il volo e vengono soffiati via verso una destinazione ignota. I superstiti la mattina dopo si svegliano e si accorgono che durante la notte è accaduto un fatto ancora più sconcertante: il vento ha soffiato via anche i colori delle case! Tutta la città infatti appare immersa in un livido colore biancastro, come se invece di un moderno centro urbano si trattasse delle rovine di una metropoli millenaria (è chiaro a questo punto il motivo per cui il libro NON poteva essere realizzato in bianco e nero). Ma pure il comportamento dei sopravvissuti è abbastanza strano: invece di essere terrorizzati da tanti accadimenti portentosi (tra l’altro, anche tutti i bambini sono spariti senza lasciare alcuna traccia), dopo qualche momento di sconcerto si organizzano per promuovere una grande festa in costume al teatro Politeama. La metafora della grande signora decaduta, che vive di allori sulle rovine del proprio illustre passato si conclude con un’orgia gigantesca scatenatasi nella platea dello storico teatro, mentre la vecchia Ardea, vera Cassandra della situazione e personificazione del genius loci sempre più infuriato grida dal palcoscenico: “Non avete imparato nulla!”. Intanto il vento che si era un po’ calmato riprende a soffiare sempre più forte, e lo scrittore abbandona il centro cittadino per recarsi nella sua casa sul colle del Castello dove scriverà le ultime parole del diario: “Nessun vento è favorevole a chi non sa dove andare”. Finita la lettura e dopo a essersi arrovellati inutilmente in cerca di spiegazioni razionali, i nomadi raccolti nella villa si accorgono che è quasi l’alba e che fuori si è alzato un forte vento che ha disperso la nebbia. Le ultime parole che il vecchio patriarca mormora fra sé mentre contempla il panorama desolato sono: “Domani potremo ripartire…Se faremo in tempo!”

Ho pensato di raccontare dettagliatamente la trama del romanzo grafico EST NORD EST per rendere omaggio allo straordinario talento visionario del grande disegnatore Walter Chendi, che ha voluto narrare una storia piena di allegorie inquietanti, forse per dare una lezione di umiltà a tanti suoi concittadini che si credono il sale della terra, e che invece non contano nulla di fronte all’implacabile scorrere del tempo. Quello che oggi sembra tanto importante nella vita quotidiana, con il passare degli anni verrà soffiato via come la sabbia del deserto, e rapidamente dimenticato. Perciò sarebbe meglio lasciar perdere tutte le nostre misere beghe politiche e cercare di vivere al meglio la nostra esistenza di tutti i giorni. Credo che sia questo il messaggio principale che scaturisce dal racconto di Water Chendi, e mi pare che esso sia assolutamente condivisibile.


Gianni Ursini © 2007


http://continuum.altervista.org/


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