19 Jan 2009

Vedrò Singapore?

FUMETTI Lizard pubblica il suo «Vedrò Singapore?»

Il fascino delle storie di Chiara ricreato dalle matite di Chendi

Piero Chiara gli direbbe: bravo. Sì, perché Walter Chendi non si è limitato a creare una versione a fumetti dello splendido romanzo «Vedrò Singapore?», pubblicato con Mondadori dallo scrittore di Luino nel 1981.E andato più in là. Trasformando le parole in immagini, dando spessore alle atmosfere, seguendo il protagonista nel suo girovagare tra Trieste, Aidussina, Pontebba, Cividale. Tra affari di cuore, complicazioni politiche, pettegolezzi e cattiverie.

E,non a caso, «Vedrò Singapore?» nella versione di Chendi è entrato in una collana prestigiosa. Nei tascabili della Lizard che, finora, hanno ospitato opere di grandi maestri del fumetto come Hugo Pratt e Didíer Comés, Giardino e Attilio Micheluzi, Sergio Toppi e Crepax. Del resto, la bravura di Chendi non la scopriamo oggi. Fin da quando disegnava per «Comic Art», una delle migliori riviste italiane, che purtroppo non esiste più, si era segnalato per la sua linea chiara, per la cura dei particolari, per quella straordinaria capacità di tratteggiare i personaggi, i «tipi» giusti per una storia.

Passano gli anni, ma i romanzi di Piero Chiara non invecchiano. Anche se, troppo spesso, si fa fatica a trovarli negli scaffali delle librerie. «Vedrò Singapore?» è una macchina narrativa che ti imbarca alla prima riga e ti scarica all'ultima, dopo una corsa a perdifiato sulle tracce del

protagonista. Che, poi, non è un avventuriero, nè una spia o un agente segreto. Ma un semplice impiegato di tribunale che, senza andare a cercare i guai, si trova invischiato in un bel pasticcio. Sballottato tra Venezia e Aidussina, tra Gorizia e Pontebba, finisce nel mirino di un papa-vero del fascismo. L'alto commissario Mordace. Che, come un censore implacabile, ogni volta scopre le sue disattenzioni, le sue mancanze nei confronti dello Stato e della pubblica amministrazione.

Ma lui, l'ometto con gli occhiali, l'insignificante impiegato che non riesce a trovare un suo centro di gravità permanente, è più turbato dalle pene d'amore che dai guai che gli capitano nei posti di lavoro. Una donna, in particolare, riempie i suoi sogni: la Brunilde, detta Ilde, che sta alla cassa nel suo caffè preferito di Cividale. Vorrebbe sposarla, ma lei, per problemi di soldi, gli comunica che finirà in una casa d'appuntamenti a Trieste. E che lì, a lui per primo, farà dono della sua verginità. Un regalo di valore smisurato.

Ma sarà ancora Mordace a mettersi di traverso sulla sua strada. E lui, questa volta, non si lascerà condiziona-re dal Destino. A costo di dover fuggire a Singapore, aggredirà Mordace proprio mentre l'alto commissario sta entrando nella stanza della Ilde.

Chendi deve aver amato molto questo romanzo di Chiara. Perché la sua versione a fumetti fa venire voglia di rileggere il libro.

A. M. Lona




Piero Chiara rivive nelle tavole del destino Walter Chendi che ha disegnato "Vedrò Singapore?"

Finora dell'opera letteraria di Piero Chiara s'era interessato il cinema. Erano diventati film i romanzi "Il piatto piange" (Paolo Nuzzi, 1974) "La stanza del vescovo" (Dino Risi, 1977), "Il cappotto di astrakan" (Marco Vicario, 1980). Con sorpresa vediamo oggi occuparsene il fumetto. Il triestino Walter Chendi ha pubblicato per le edizioni Lizard la sua versione (testi e disegni) di "Vedrò Singapore?" (euro 11,50), forse uno dei meno noti romanzi di Chiara, tutto ambientato nel nostro Nordest (Trieste, Friuli, Venezia, con sconfinamento in terra slovena allora, primi anni trenta, l'epoca nella quale la narrazione nasce e trova sviluppo, ancora italiana).
Centotrenta tavole per le quali l'uso di diverse tonalità monocromatiche ha va-lenza psicologica e serve per separare i flashback dal presente. Il racconto, cioè, che il protagonista ormai anziano fa ad un amico, della sua esperienza presso il Ministero di Giustizia come "aiutante volontario di cancelleria", ovvero l'ultimo scali-no dell'ordinamento giuridico italiano. Assorbito da una burocrazia assurda, soggetto a continui trasferimenti presso piccole sedi per il capriccio di superiori autocrati con la coda di paglia e qualche scheletro nell'armadio. Infine costretto, per evitare il tribunale e una possibile condanna (è stato colto di sorpresa a far l'amore in ufficio servendosi come letto dei grandi registri delle pratiche) a imbarcarsi in una nave diretta a Singapore. Ma, salirà veramente a bordo?
Chendi riesce a conservare tutto il sarcasmo di cui era capace Piero Chiara nell'analisi di uomini piccoli, all'ombra del fascismo da poco diventato regime. Fedele alla struttura narrativa del romanzo, inventa un alter ego per il suo protagonista che trova ribellione ai lacciuoli imposti da regolamenti stupidi in incontri erotici con le donne più diverse. Un suo doppio col quale colloquiare mettendo a nudo stati d'animo e pensieri. Il ritratto di un uomo qualunque, tutto sommato pigro, come intrisi di sonnolenza appaiono i luoghi in cui viene a trovarsi: si sono citate Trieste e Venezia e vi sono le friulane Pontebba, Udine e poi Gorizia e altro ancora al di là del confine dove si parla sloveno e croato. Con le loro piccole trattorie, gli alberghi d'infimo ordine, gli immancabili casini...
Il disegno è a ligne clair. Come s'usa nella tradizione della bande dessinèe francobelga. Dignità del fumetto d'autore...

Piero Zanotto




FUMETTI di Marco Begani

Eroe suo malgrado?

Walter Chendi, Vedrò Singapore? Lizard edizioni, 2004 Roma
In tempi di uomini mediocri che si vergognano di esserlo, e per questo travestiti da supereroi a svolazzare tra un grattacielo e l'altro per salvarci (senza nemmeno chiedere), vedere sugli scaffali delle librerie questo splendido libro dona un senso di terapeutica accettazione di sé. Materia da letteratura scritta, si direbbe. Infatti Vedrò Singapore? porta in vignette l'omonimo romanzo di Piero Chiana (2002, Marco Chiara e Maria Giovanna Bozzetti), e lo fa con grande raffinatezza.
"La svogliatezza era solo la voglia di non aver voglia". Con questo incipit, che è una dichiarazione non passibile di fraintendimenti, i due autori si presentano ai lettori, e presentano un protagonista insieme pigro e passionale. Di lui non conosciamo neppure il nome, ma soltanto un anno di vita a cavallo tra il 1932 e il 1933. E i luoghi, quasi tutti sparpagliati in Friuli: Pontebba, Aidussina, Cividale, Udine, Trieste, luoghi in mezzo ai quali rimbalza la sua vita, calciata da forze superiori e incomprensibili. Si compie così, lontano dai palchi del successo, il destino di un giovane non brillante, non coraggioso e soprattutto non volenteroso.
Eppure, a ficcare il naso fra queste pagine noi possiamo vivere avventure vere e intense, perché le vicende di quell'anno, come gli amori (non richiesti ma sempre accessibili, come Olga, oppure implorati ma sempre inarrivabili, ovvero la bellissima Ilde), sono a portata di sentimento e quindi di identificazione. Per non parlare di tutto il contorno, così noto per noi, pure a più di settant'anni di distanza: le piccole meschinità dei colleghi, guardate con affetto — e talvolta condivise — dal protagonista, e le grandi meschinità dei potenti (impersonati dall'inflessibile Alto Commissario Mordace, invece combattute a costo dell'esistenza), che hanno la terribile proprietà di allontanarci da ciò che è caro.
La tecnica che trasforma temi così umani in immagini è un linguaggio, quello di Chendi, sempre attento alla connotazione — cioè a ciò che l'immagine indica — più che all'immagine in sé. II tratto è dunque semplice, benché ogni vignetta sia ricca di particolari e informazioni, e sostanzialmente privo di forme di autocompiacimento. Invece, il dettaglio fornisce direzioni preziose per la nostra immaginazione, che ritrova nei paesaggi, negli oggetti e nelle atmosfere il profumo di un tempo antico, dischiuso solo al momento della narrazione. Emergono dunque diverse tonalità di bianco e nero nel filtro seppia del fumettista, sapientemente dosato attraverso il digitale (utile paradosso) e usato come colore del passato.
Tutta la storia è impregnata di un'ironia amara ma sempre leggera, perché il protagonista non è mai superiore agli avvenimenti. Il titolo non trova risposta fino all'ultima pagina, una risposta che a ben guardare — come per Paperino — è il contrario della rassegnazione.


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FUMETTI

VENEZIA - Venezia occupa un suo prezioso spazio all'interno del romanzo di Piero Chiara "Vedrò Singapore?", ora diventato un libro a fumetti siglato da Lizard, la editrice fondata da Hugo Pratt, libro firmato dal cartoonist triestino Walter Chendi (euro 11,50). La vicenda, ambientata negli anni trenta, racconta di un giovane futuro magistrato che i superiori sballottano in città diverse del Nordest. Con qualche ragione disciplinare: è stato tra l'altro sorpreso durante una pausa a far l'amore in ufficio sopra un... letto costituito dai grandi registri aperti. Consigliato dalla burocrazia del fascismo diventato da poco regime, per non subire guai peggiori, di imbarcarsi sull'Adelaide Tarabocchia in partenza per Singapore. Non si sa se il giovanotto salirà veramente a bordo. Un interrogativo che chiude romanzo e fumetto.Chendi nei confronti delle pagine di Piero Chiara inventa un alter ego del protagonista, col quale si confronta aiutandosi a superare le sue difficoltà psicologiche. I suoi passi si muovono in gran parte a Trieste e in Friuli. Venezia compare come ricordo del protagonista già anziano che racconta le sue peripezie tutto sommato con un filino di nostalgia in apertura e verso la conclusione, coi disegni in tonalità seppiate. Ed è una Venezia fedele a ciò che la città era nei primi anni trenta, ad esempio con la vecchia stazione di Santa Lucia vista dal Canal Grande. Visitati tra gli altri scorci delle Zattere con la Giudecca nel fondo. Tra gondole, canali, vaporetti, campielli. Inquadrature che odorano di cinema.
Piero Zanotto


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VEDRO' SINGAPORE? & LE MALDOBRìE

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Walter Chendi, un autore per tutti i romanzieri" di Giovanni Prensipe

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